Due concertisti di eccellenza: Enrico Bronzi al violoncello ed Enrico Pace al pianoforte.
In programma tre sonate per violoncello e pianoforte che testimoniano la nascita e l’evoluzione del repertorio per questa formazione ma anche gli esiti ineguagliabili raggiunti da Beethoven e Brahms.
La Sonata in sol minore op.5 n.2 (insieme alla n.1 della stessa opera) composta da Beethoven nel 1796 segna la nascita di questo genere che alla fine del Settecento non esisteva ancora come genere specifico e affermato, il che permise a Beethoven di fare delle sperimentazioni arditissime specialmente nella seconda delle due sonate op.5.
Il violoncellista che indusse Brahms a comporre la superba Sonata in fa maggiore n. 2 op. 99 si chiamava Robert Hausmann: al violoncellista berlinese e all'autore si deve, il 24 novembre del 1886 a Vienna, la prima esecuzione pubblica della sonata. Articolata in quattro tempi, la sonata denota una scrittura violoncellistica piuttosto impegnativa ed è caratterizzata dall'essenziale concisione e dal flusso impetuoso del primo movimento, dall'intensità espressiva del secondo, dall'energia imperiosa del terzo, dall'intonazione quasi lirica del quarto, in forte contrasto con lo stile grandioso dei movimenti precedenti.
La Seconda Sonata dell’op.102 in re maggiore, composta nel 1815, è l'ultima, e forse la massima, delle cinque Sonate per violoncello e pianoforte di Beethoven. Con quest'opera siamo vicinissimi all'estetica e ai modi del tardo stile bethoveniano: più d'un argomento, anzi, autorizza a considerarla a tutti gli effetti come a esso appartenente a pieno diritto, e con straordinario rilievo. A differenza di quanto avviene quasi sempre nelle ultime opere di Beethoven, essa recupera un'articolazione costruttiva più tradizionale. Infatti la Sonata si mostra suddivisa in tre movimenti, secondo lo schema antico della composizione sonatistica, nella successione Allegro - Adagio - Allegro (il fatto che il terzo tempo attacchi quasi senza interruzione dopo il secondo non toglie che questo, il bellissimo Adagio con molto sentimento d'affetto, sia un movimento di piena autonomia, e non più, un'introduzione, sia pure di grande importanza, al Finale). Ma nel Finale la Sonata in re maggiore svela finalmente il suo vero volto, di opera costruita secondo un vero e proprio crescendo emotivo e formale, in una linea ascensionale sempre più erta e disseminata di ostacoli, che trova sofferto coronamento appunto nell'ultimo, e più alto, pilastro cui si appoggia. Con questo Finale siamo probabilmente in presenza del primo esempio, in Beethoven e in tutta la musica della civiltà germanica, di una composizione sonatistica coronata da un impegno contrappuntistico totale: che supera di gran lunga, in fatto di intensità, casi come quello, in altra maniera altrettanto e ancor più sublime, del Finale della Jupiter mozartiana.
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La Programmazione 2026 de “I Concerti dell’Accademia degli Sfaccendati” al Palazzo Chigi di Ariccia è stata ideata da Giovanna Manci e Giacomo Fasola ed è organizzata dalla Coop Art di Roma con il sostegno del Ministero della Cultura, del Comune di Ariccia e della Regione Lazio.
Come di consueto la programmazione è articolata in due sezioni: il Ciclo di Primavera dal 12 aprile al 28 giugno e il Ciclo d’Autunno dal 30 agosto al 29 novembre 2026.