Presentazione del volume n. 12 dei quaderni del Centro Studi "Antonio Mancinelli", "La famiglia Borgia di Milano" (ramo cadetto della Borgia di Velletri) di Franco Lazzari.
La Borgia rimane ancora oggi una delle famiglie più celebrate nella città di Velletri. La statua del cardinale Stefano (1731-1804) fa infatti bella mostra di sé ai piedi del palazzo comunale insieme con quella dell’imperatore Ottaviano Augusto, altro secolare vanto della cittadina laziale. Stefano Borgia, cresciuto sotto le cure dello zio Alessandro (1682-1764) arcivescovo di Fermo, e già prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, nel conclave di Venezia del 1800 fu tra i papabili al soglio pontificio, ma non riuscì a raccogliere i voti necessari. Quando Francesco Borgia, nipote del cardinale Stefano decise di abbandonare le terre natie, le fortune della Casa Borgia di Velletri erano ben lontane da quelle che con tanta fatica e denaro aveva costruito l’arcivescovo Alessandro un secolo prima. A causa delle vicende di guerra che attanagliarono tutta Europa agli inizi dell’Ottocento, morti il cardinale Stefano e il capo famiglia Giovanni Paolo, la casata si trovò talmente indebitata che, dopo la Restaurazione, a stento riuscì a conservare parte del suo patrimonio, anche a causa dell’adesione del primogenito Camillo Borgia alle nuove idee rivoluzionarie. Francesco, che fu uno dei pochi sopravvissuti della rovinosa campagna napoleonica di Russia, grazie ai favori di Paolina Borghese Bonaparte, nel 1816 si impiegò prima come Maestro di Camera dell’ambasciatore di Francia a Roma e convolò poi a nozze con la contessa Luigia Ferrari Cassera di Milano, città dove si trasferì nel 1822 dando vita al più longevo ramo della famiglia Borgia, terminato solamente nel 1997 con un suo omonimo discendente nella linea maschile e dove sopravvive oggi grazie a quella femminile. Francesco Borgia, cavaliere dell’Ordine di Malta, dell’Ordine reale del Giglio di Francia e dell’Ordine reale delle due Sicilie, visse la sua vita in modo più affascinante di un romanzo. Partecipò alle Cinque giornate di Milano del 1848 in qualità di comandante della Guardia Nazionale ed ebbe modo di incrociare personaggi di grande statura della storia e della cultura di quel periodo e del Romanticismo italiano: la stessa Paolina Borghese, Gioacchino Murat, i pittori Francesco Hayez e Pelagio Palagi; gli scrittori Stendhal, Giuseppe Gioachino Belli, Alessandro Manzoni e Massimo D’Azeglio; il compositore Giuseppe Verdi e l’élite della nobiltà milanese.