Interno camera.
Con Paola Giglio e Matteo Prosperi. Regia e ideazione scenica di Marcella Favilla. Drammaturgia di Paola Giglio.
« Marta cede alla stanchezza mentre fa il cambio di stagione; è distesa a terra e non riesce a muovere un muscolo, intanto il telefono non smette di squillare. È una scrittrice alle prese con il suo primo romanzo e per vivere scrive contenuti trash su un sito internet. Pietro non riesce a dormire. Si è licenziato, faceva il pony bike, ma da quando ha rischiato di finire sotto a un camion aveva preso ad andare pianissimo e guadagnava pochissimo. Dottorando in filosofia, scrive da anni una tesi sulla ‘lentezza come valore nella vita frenetica di inizio millennio’, ma non riesce a finirla. Entrambi cercano con fatica di costruirsi una carriera credibile, ma dopo la morte della madre di Marta e dopo che Pietro rimane coinvolto in una rissa, entrambi smettono di correre e decidono di rivoluzionare le proprie vite. »
Un’esplorazione del concetto di stanchezza, come condizione mentale che influenza il fisico. In una società in cui lo sfinimento è un valore, che impone lo sfiancamento come prova che si è fatto il proprio dovere, l'atto di fermarsi e ritrovare il punto interiore che definisce chi si è, costa più fatica che continuare a correre.