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Vegetazione, clima e governo delle acque nei Colli Albani
 
 
Dove e Quando
FabricAlbano
Via S. Filippo Neri 15c - Albano Laziale (RM)
VEN 15 NOVEMBRE 2024 - ore 18:00 - 20:00

Come
Evento per: Adulti, Giovani, Senior
Ingresso: Con tessera associativa
Specifiche pagamento: È gradito un contributo di 2,00€ per le spese dell'Associazione.
Prenotazione: Si
Per informazioni
Tel: 0631075622
 

L'Associazione Culturale Fabricalbano presenta:

Salviamo la natura. Vegetazione, clima e governo delle acque nei Colli Albani.

Incontro con il  Prof. Sergio Madonna, Docente di Geologia  della Università della Tuscia Dipartimento DAFNE.

L'area vulcanica dei Colli Albani come tutto il Latium Vetus è ricchissima di testimonianze storiche che descrivono in modo diretto o indiretto il suo paesaggio, già profondamente modificato dalla azione antropica a partire dall'epoca arcaica e romana. Tito Livio, Plinio, Dionigi di Alicarnasso, Cicerone, Tacito ed altri classici, nei loro scritti, forniscono dettagli a volte minuziosi della vegetazione, delle forme del rilievo e delle incredibili opere di regimazione delle acque, realizzate per sfruttare in modo sostenibile questo straordinario territorio. In queste narrazioni mito e leggenda tendono a sovrapporsi e ad enfatizzare eventi climatici e naturali "estremi" che, allora come oggi, vanno gestiti per limitare gli effetti disastrosi sia di inondazioni sia di periodi di estrema aridità. La complessa morfologia vulcanica dei Colli Albani, si caratterizza per la presenza di molteplici bacini lacustri, oggi in gran parte scomparsi e di un irregolare reticolo idrografico di tipo centrifugo che, dalla parte sommitale in cui si colloca il "Sacro Monte Albano", si irradia in tutti i settori periferici. Come ben sapevano gli antichi, la gestione delle acque è strettamente connessa alla gestione del suolo ed alle tecniche agrarie e forestali, che già in epoca romana erano raffinatissime. Essa partiva dalla parte alta dei bacini idrografici con i grandi emissari di laghi come quelli di Albano e di Nemi, e si sviluppava verso valle attraverso un fitto sistema di acquedotti e di cunicoli idraulici esteso per decine di chilometri nel sottosuolo, di cui si è quasi persa la memoria. Questo complesso sistema di irrigazione e di distribuzione limitava i fenomeni calamitosi e garantiva un approvvigionamento costante di acqua per le colture agricole delle grandi ville rustiche, dei latlfundium e dei fundus, che rifornivano Roma, distribuiti lungo le pendici dell'apparato vulcanico. I boschi inoltre, avevano una fondamentale importanza. Tutti gli scrittori latini vantano le magnifiche selve dei Colli Albani e dell'Antico Agro Romano, e l'uso proficuo che se ne faceva. Anco Marzio, assegnava le migliori ad uso delle costruzioni navali. La ricchezza derivante dai boschi doveva essere amministrata in maniera puntuale e precisa, per cui si crearono tutta una serie di figure professionali, equivalenti come mansioni, se non superiori come poteri, al nostro Corpo Forestale dello Stato (ora Carabinieri Forestali). Attraverso la lettura delle fonti letterarie, delle testimonianze storico archeologiche ed, a partire dall'epoca moderna, della cartografia storica, dal passato ci arriva una grande lezione di cui dovremmo fare tesoro per il presente.

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L'Associazione Culturale Fabricalbano presenta:

Salviamo la natura. Vegetazione, clima e governo delle acque nei Colli Albani.

Incontro con il  Prof. Sergio Madonna, Docente di Geologia  della Università della Tuscia Dipartimento DAFNE.

L'area vulcanica dei Colli Albani come tutto il Latium Vetus è ricchissima di testimonianze storiche che descrivono in modo diretto o indiretto il suo paesaggio, già profondamente modificato dalla azione antropica a partire dall'epoca arcaica e romana. Tito Livio, Plinio, Dionigi di Alicarnasso, Cicerone, Tacito ed altri classici, nei loro scritti, forniscono dettagli a volte minuziosi della vegetazione, delle forme del rilievo e delle incredibili opere di regimazione delle acque, realizzate per sfruttare in modo sostenibile questo straordinario territorio. In queste narrazioni mito e leggenda tendono a sovrapporsi e ad enfatizzare eventi climatici e naturali "estremi" che, allora come oggi, vanno gestiti per limitare gli effetti disastrosi sia di inondazioni sia di periodi di estrema aridità. La complessa morfologia vulcanica dei Colli Albani, si caratterizza per la presenza di molteplici bacini lacustri, oggi in gran parte scomparsi e di un irregolare reticolo idrografico di tipo centrifugo che, dalla parte sommitale in cui si colloca il "Sacro Monte Albano", si irradia in tutti i settori periferici. Come ben sapevano gli antichi, la gestione delle acque è strettamente connessa alla gestione del suolo ed alle tecniche agrarie e forestali, che già in epoca romana erano raffinatissime. Essa partiva dalla parte alta dei bacini idrografici con i grandi emissari di laghi come quelli di Albano e di Nemi, e si sviluppava verso valle attraverso un fitto sistema di acquedotti e di cunicoli idraulici esteso per decine di chilometri nel sottosuolo, di cui si è quasi persa la memoria. Questo complesso sistema di irrigazione e di distribuzione limitava i fenomeni calamitosi e garantiva un approvvigionamento costante di acqua per le colture agricole delle grandi ville rustiche, dei latlfundium e dei fundus, che rifornivano Roma, distribuiti lungo le pendici dell'apparato vulcanico. I boschi inoltre, avevano una fondamentale importanza. Tutti gli scrittori latini vantano le magnifiche selve dei Colli Albani e dell'Antico Agro Romano, e l'uso proficuo che se ne faceva. Anco Marzio, assegnava le migliori ad uso delle costruzioni navali. La ricchezza derivante dai boschi doveva essere amministrata in maniera puntuale e precisa, per cui si crearono tutta una serie di figure professionali, equivalenti come mansioni, se non superiori come poteri, al nostro Corpo Forestale dello Stato (ora Carabinieri Forestali). Attraverso la lettura delle fonti letterarie, delle testimonianze storico archeologiche ed, a partire dall'epoca moderna, della cartografia storica, dal passato ci arriva una grande lezione di cui dovremmo fare tesoro per il presente.

 
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