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Io Sarah, io Tosca
 
Nell'ambito di Punti convenzionati
 
 
Dove e Quando
Teatro Ambra Jovinelli
Via Guglielmo Pepe 45 - Roma (RM)
Da MAR 16 NOVEMBRE 2021 a DOM 28 NOVEMBRE 2021

Come
Evento per: Adulti, Giovani, Senior
Ingresso: A pagamento
Specifiche pagamento: Biglietto ridotto per titolari di tessera BiblioPiù delle Biblioteche dei Castelli Romani: vedi schema allegato in Presentazione (colonna CRAL e GRUPPI). Riduzioni valide previa prenotazione e disponibilità delle riduzioni stesse. Ufficio promozione: Francesca Stinga tel. 0688816460 - Lunedì-venerdì 11-13 | 15-17.30 - Email: promozione@ambrajovinelli.org
Prenotazione: Si
Email di prenotazione: promozione@ambrajovinelli.org
Telefono di prenotazione: 0688816460 - Lunedì-venerdì 11-13 | 15-17.30
 
NOTE
dal martedì al venerdì ore 21:00 – domenica ore 17:00 – sabato 20 novembre ore 21:00 – sabato 27 novembre ore 16:30
Per informazioni
Tel: 0688816460 - Lunedì-venerdì 11-13 | 15-17.30
 

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
presentano

LAURA MORANTE IN

IO SARAH, IO TOSCA

di Laura Morante

e con Chiara Catalano voce e pianoforte

regia  Daniele Costantini

scene Luigi Ferrigno

costumi Agata Cannizzaro

musiche originali Mimosa Campironi

 

NOTE DELL’AUTORE
Poco più di un anno fa Mimosa Campironi mi propose la lettura di una breve opera melologo ispirata a Sarah Bernhardt e al suo rapporto con Victorien Sardou e con il personaggio di Tosca, che il drammaturgo aveva scritto per lei. Si era in piena pandemia, si diceva che i teatri avrebbero riaperto senza tuttavia la possibilità di riempire la sala. Ero quindi alla ricerca di un testo per uno spettacolo produttivamente agile, con non più di due attori sulla scena. Quella breve lettura lasciava intravedere una personalità insolita e suggestiva. Avendo vissuto molti anni in Francia, avevo sentito parlare spesso di Sarah Bernhardt, adorata da Oscar Wilde, ammirata da Proust e da un giovanissimo Sigmund Freud, che le dedica una pagina del suo diario, prediletta da Victor Hugo, e cordialmente detestata da Anton Čechov. Della Bernhardt si è scritto che era l’ultima attrice del diciannovesimo secolo, in contrapposizione a Eleonora Duse, che veniva designata come la prima attrice del secolo scorso. Nell’ambiente del teatro francese si riportano aneddoti, si parla delle sue manie stravaganti, come quella di circondarsi, in piena Parigi, di animali esotici e anche feroci – scimmie, pappagalli, ghepardi, perfino alligatori! – si citano alcune sue battute particolarmente caustiche, si racconta di come si sia ostinata a recitare anche dopo che, all’età di settantuno anni, le venne amputata una gamba: portata sulla scena su una lettiga dorata, affrontò addirittura un’ultima avventurosa e faticosissima tournée americana. Ma della persona che si cela dietro l’apparenza, la storia e la leggenda di quella che fu forse la prima vera diva, capace di far parlare di sé più o meno quotidianamente i giornali di mezzo mondo, della donna che fu Sarah Bernhardt non sapevo quasi nulla. Forse valeva la pena di cominciare a conoscerla. Ho dunque intrapreso un appassionante percorso, attraverso la vasta mole di libri a lei dedicati, partendo dalla sua autobiografia, tanto rivelatrice del suo carattere, quanto imprecisa, sfuggente e lacunosa per quanto riguarda le vicende non sempre edificanti che hanno contribuito a farne un’attrice e una donna famosissima – osannata e aspramente criticata, ma costantemente al centro della scena – e soprattutto per quel che concerne i fatti della sua vita privata e sentimentale – basti pensare che il figlio Maurice compare per la prima volta nelle memorie della Bernhardt quando ha ormai quattro anni e che nulla ci viene detto su chi potesse esserne il padre. L’indagine doveva dunque continuare: l’interessante biografia di Arthur Gold e Robert Fizdale, il libro di Claudette Joannis, quello di Guy De Pierrefeux, fino alla documentazione relativa alla causa per diffamazione che Sarah intentò, dopo averle devastato la casa, contro la ex collega ed ex amica Marie Colombier, autrice di un best seller dell’epoca che svelava i segreti della Diva. Più andavo avanti nella mia esplorazione, più mi convincevo che il confronto fra Sarah e Tosca, attraverso la dialettica in gran parte misteriosa e inconscia che sempre si crea fra un personaggio e l’attore che lo interpreta, poteva operare un progressivo e affascinante disvelamento della personalità di Sarah stessa, che gelosia, passione, rabbia, devozione, ribellione non appartenevano solo alla finzione del dramma di Sardou, ma anche alla sua prima magistrale interprete.
Alla fine del percorso, mi è parso di essere finalmente autorizzata a cercare di raccontare Sarah: cinica e sentimentale, spregiudicata e sognatrice, superstiziosa e impavida, vulnerabile e battagliera, tanto gelosa della propria privacy quanto insaziabilmente avida di celebrità e, soprattutto forse, di amore. È nato così questo testo, suddiviso in tre quadri, che sono anche tre tappe fondamentali del suo rapporto con il personaggio di Tosca: nel primo quadro è il 3 novembre 1887 e Sarah ha appena cominciato le prove dello spettacolo, nel secondo sono passate due settimane e le prove sono in corso. L’ultimo quadro, infine, la rappresenta all’alba del giorno stesso del contestato ma trionfale debutto del dramma di Sardou, il 24 novembre, al Théatre de la Porte St. Martin.
Laura Morante

 

NOTE DI REGIA
“La Tosca” di Victorien Sardou venne rappresentata per la prima volta il 24 novembre 1887 a Parigi nel Théâtre de la Porte Saint-Martin. Il dramma era stato scritto da Sardou per la più importante attrice di quegli anni, la celebre Sarah Bernhardt. Al terzo spettacolo insieme, dopo “Fedora” e “Théodora”, l’autore e la grande attrice erano le due “star” della scena francese. Qualcuno potrebbe chiedersi chi fosse il regista, la risposta sarebbe che il suo nome non era in locandina. La figura del regista, come l’abbiamo conosciuta nel corso del ‘900, ancora non esisteva. La regia fungeva da anello di congiunzione e di mediazione tra le esigenze degli autori e quelle degli attori. Questa funzione, priva di riconoscimento ufficiale, veniva svolta dagli stessi autori, oppure dai direttori dei teatri, a volte da uno degli attori. Il compito e la fisionomia della regia teatrale cominciarono ad essere posti in evidenza negli ultimi anni dell’800 grazie alle idee e al lavoro di alcuni nuovi attori/registi al punto da dare vita ad una decisiva riforma teatrale.
È curioso notare che in quello stesso anno, il 1887, André Antoine, un attore/regista francese di 29 anni, fondasse a Parigi il “Théâtre Libre”, e a Mosca Konstantin Stanislavskij debuttasse, a soli 24 anni, come attore/regista nel teatro del Circolo Moscovita di Arte e Letteratura. In quel 1887, dunque, mentre la Bernhardt trionfava con “La Tosca” di Sardou, nella stessa Parigi e a Mosca debuttavano i due primi grandi registi anticipatori del teatro moderno.
La compagnia di Antoine si sciolse nel 1896, mentre nel 1898 Stanislavskij fondò con Vladimir Nemirovič Dančenko il “Teatro d’Arte” di Mosca, che diverrà celebre per le messe in scena de “Il Gabbiano”, “Zio Vania” e “Le Tre Sorelle” di Anton Cechov.
È in questo contesto che Sarah Bernhardt e Victorien Sardou rappresentarono “La Tosca”. Un contesto vivissimo, che annunciava grandi cambiamenti, straordinarie innovazioni nell’arte teatrale.
“Io Sarah, Io Tosca” di Laura Morante racconta Sarah Bernhardt nei giorni precedenti il debutto de “La Tosca”. Il testo è costruito in tre quadri: il primo, il 3 novembre 1887, all’inizio delle prove; il secondo due settimane dopo; il terzo all’alba del 24 novembre, il giorno della prima – il testo rappresenta Sarah che domina l’ansia del debutto, si prepara ad affrontare i suoi nemici, rivive il suo passato in un itinerario non cronologico ma emotivo.
Nel nostro spettacolo, in scena ci sono Sarah e una giovane musicista, che interagisce, commenta e dialoga soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica spero avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.

Daniele Costantini

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Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
presentano

LAURA MORANTE IN

IO SARAH, IO TOSCA

di Laura Morante

e con Chiara Catalano voce e pianoforte

regia  Daniele Costantini

scene Luigi Ferrigno

costumi Agata Cannizzaro

musiche originali Mimosa Campironi

 

NOTE DELL’AUTORE
Poco più di un anno fa Mimosa Campironi mi propose la lettura di una breve opera melologo ispirata a Sarah Bernhardt e al suo rapporto con Victorien Sardou e con il personaggio di Tosca, che il drammaturgo aveva scritto per lei. Si era in piena pandemia, si diceva che i teatri avrebbero riaperto senza tuttavia la possibilità di riempire la sala. Ero quindi alla ricerca di un testo per uno spettacolo produttivamente agile, con non più di due attori sulla scena. Quella breve lettura lasciava intravedere una personalità insolita e suggestiva. Avendo vissuto molti anni in Francia, avevo sentito parlare spesso di Sarah Bernhardt, adorata da Oscar Wilde, ammirata da Proust e da un giovanissimo Sigmund Freud, che le dedica una pagina del suo diario, prediletta da Victor Hugo, e cordialmente detestata da Anton Čechov. Della Bernhardt si è scritto che era l’ultima attrice del diciannovesimo secolo, in contrapposizione a Eleonora Duse, che veniva designata come la prima attrice del secolo scorso. Nell’ambiente del teatro francese si riportano aneddoti, si parla delle sue manie stravaganti, come quella di circondarsi, in piena Parigi, di animali esotici e anche feroci – scimmie, pappagalli, ghepardi, perfino alligatori! – si citano alcune sue battute particolarmente caustiche, si racconta di come si sia ostinata a recitare anche dopo che, all’età di settantuno anni, le venne amputata una gamba: portata sulla scena su una lettiga dorata, affrontò addirittura un’ultima avventurosa e faticosissima tournée americana. Ma della persona che si cela dietro l’apparenza, la storia e la leggenda di quella che fu forse la prima vera diva, capace di far parlare di sé più o meno quotidianamente i giornali di mezzo mondo, della donna che fu Sarah Bernhardt non sapevo quasi nulla. Forse valeva la pena di cominciare a conoscerla. Ho dunque intrapreso un appassionante percorso, attraverso la vasta mole di libri a lei dedicati, partendo dalla sua autobiografia, tanto rivelatrice del suo carattere, quanto imprecisa, sfuggente e lacunosa per quanto riguarda le vicende non sempre edificanti che hanno contribuito a farne un’attrice e una donna famosissima – osannata e aspramente criticata, ma costantemente al centro della scena – e soprattutto per quel che concerne i fatti della sua vita privata e sentimentale – basti pensare che il figlio Maurice compare per la prima volta nelle memorie della Bernhardt quando ha ormai quattro anni e che nulla ci viene detto su chi potesse esserne il padre. L’indagine doveva dunque continuare: l’interessante biografia di Arthur Gold e Robert Fizdale, il libro di Claudette Joannis, quello di Guy De Pierrefeux, fino alla documentazione relativa alla causa per diffamazione che Sarah intentò, dopo averle devastato la casa, contro la ex collega ed ex amica Marie Colombier, autrice di un best seller dell’epoca che svelava i segreti della Diva. Più andavo avanti nella mia esplorazione, più mi convincevo che il confronto fra Sarah e Tosca, attraverso la dialettica in gran parte misteriosa e inconscia che sempre si crea fra un personaggio e l’attore che lo interpreta, poteva operare un progressivo e affascinante disvelamento della personalità di Sarah stessa, che gelosia, passione, rabbia, devozione, ribellione non appartenevano solo alla finzione del dramma di Sardou, ma anche alla sua prima magistrale interprete.
Alla fine del percorso, mi è parso di essere finalmente autorizzata a cercare di raccontare Sarah: cinica e sentimentale, spregiudicata e sognatrice, superstiziosa e impavida, vulnerabile e battagliera, tanto gelosa della propria privacy quanto insaziabilmente avida di celebrità e, soprattutto forse, di amore. È nato così questo testo, suddiviso in tre quadri, che sono anche tre tappe fondamentali del suo rapporto con il personaggio di Tosca: nel primo quadro è il 3 novembre 1887 e Sarah ha appena cominciato le prove dello spettacolo, nel secondo sono passate due settimane e le prove sono in corso. L’ultimo quadro, infine, la rappresenta all’alba del giorno stesso del contestato ma trionfale debutto del dramma di Sardou, il 24 novembre, al Théatre de la Porte St. Martin.
Laura Morante

 

NOTE DI REGIA
“La Tosca” di Victorien Sardou venne rappresentata per la prima volta il 24 novembre 1887 a Parigi nel Théâtre de la Porte Saint-Martin. Il dramma era stato scritto da Sardou per la più importante attrice di quegli anni, la celebre Sarah Bernhardt. Al terzo spettacolo insieme, dopo “Fedora” e “Théodora”, l’autore e la grande attrice erano le due “star” della scena francese. Qualcuno potrebbe chiedersi chi fosse il regista, la risposta sarebbe che il suo nome non era in locandina. La figura del regista, come l’abbiamo conosciuta nel corso del ‘900, ancora non esisteva. La regia fungeva da anello di congiunzione e di mediazione tra le esigenze degli autori e quelle degli attori. Questa funzione, priva di riconoscimento ufficiale, veniva svolta dagli stessi autori, oppure dai direttori dei teatri, a volte da uno degli attori. Il compito e la fisionomia della regia teatrale cominciarono ad essere posti in evidenza negli ultimi anni dell’800 grazie alle idee e al lavoro di alcuni nuovi attori/registi al punto da dare vita ad una decisiva riforma teatrale.
È curioso notare che in quello stesso anno, il 1887, André Antoine, un attore/regista francese di 29 anni, fondasse a Parigi il “Théâtre Libre”, e a Mosca Konstantin Stanislavskij debuttasse, a soli 24 anni, come attore/regista nel teatro del Circolo Moscovita di Arte e Letteratura. In quel 1887, dunque, mentre la Bernhardt trionfava con “La Tosca” di Sardou, nella stessa Parigi e a Mosca debuttavano i due primi grandi registi anticipatori del teatro moderno.
La compagnia di Antoine si sciolse nel 1896, mentre nel 1898 Stanislavskij fondò con Vladimir Nemirovič Dančenko il “Teatro d’Arte” di Mosca, che diverrà celebre per le messe in scena de “Il Gabbiano”, “Zio Vania” e “Le Tre Sorelle” di Anton Cechov.
È in questo contesto che Sarah Bernhardt e Victorien Sardou rappresentarono “La Tosca”. Un contesto vivissimo, che annunciava grandi cambiamenti, straordinarie innovazioni nell’arte teatrale.
“Io Sarah, Io Tosca” di Laura Morante racconta Sarah Bernhardt nei giorni precedenti il debutto de “La Tosca”. Il testo è costruito in tre quadri: il primo, il 3 novembre 1887, all’inizio delle prove; il secondo due settimane dopo; il terzo all’alba del 24 novembre, il giorno della prima – il testo rappresenta Sarah che domina l’ansia del debutto, si prepara ad affrontare i suoi nemici, rivive il suo passato in un itinerario non cronologico ma emotivo.
Nel nostro spettacolo, in scena ci sono Sarah e una giovane musicista, che interagisce, commenta e dialoga soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica spero avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.

Daniele Costantini

 
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