Una Maschera un Volto un Paese
 
Mostra
 
 
 
 
Dove e Quando

Nemi
Sala delle Armi - Palazzo Ruspoli
Da SAB 6 Aprile a DOM 7 Aprile
Da SAB 13 Aprile a DOM 14 Aprile
Da SAB 20 Aprile a DOM 21 Aprile

 
Come
Evento per: Adulti, Giovani, Ragazzi, Senior
 
NOTE
Orario di visita: sabato e domenica 10:00/13:00 - 15:00/20:00
 
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DOVE e QUANDO
Da SAB 6 Aprile a
DOM 21 Aprile

Nemi (RM)

 
 
 
Quando indossare una maschera non è folklore ma pura identità di appartenenza a un popolo. Mostra Fotografica a cura di Roberto Libera (antropologo).

In un’ottica di pura documentazione, quale patrimonio immateriale del tessuto sociale italiano, si annoverano i rituali apotropaici propiziatori di origine idolatra e pagana che in alcune zone dell’Italia ancora esistono e resistono. La culla più evidente di questi arcaici cerimoniali è la Sardegna. La zona interessata è la Barbagia. Questi riti li ritroviamo oggi nel periodo del Carnevale dove vengono mostrati agli innumerevoli visitatori che vengono da tutto il mondo e che sostanzialmente si suddividono in quattro grandi ceppi quali: i Cittadini/Migranti, i Turisti, gli Studiosi di demo-etno-antropologia e i Documentaristi. E’ indubbio quindi il loro valore che si esprime attraverso le maschere, le danze e la mimica che, si rammenta, sono originari di un ceto popolare contadino e agropastorale con usanze che si tramandano da padre in figlio da sempre. Certamente le tracce sono indelebili sul territorio vista la forza e il vigore che si usa nelle dimostrazioni che sono si espressione dei popoli, ma anche identitarie e caratterizzanti per ogni rituale tribale. Infatti, nella Barbagia della Sardegna più autentica e vera, ogni Paese assume una sua fisionomia nei cerimoniali, mostrando maschere e danze sempre diverse. Si mettono oggi in scena maschere antropomorfe e animalesche con vestiti che prendono in dote, soventemente, dalla pelliccia dei caproni. Si ricorre anche a campanacci messi sulle spalle a alla cintola e che fanno un cupo rumore. Alcuni, al posto dei campanacci, usano ossi buchi con all’interno ossi più piccoli che sbattendo tra loro producono un gelante crepitio. Si usa inoltre la cenere per scurire il volto o unguenti misti tra olio, cenere, sughero finemente sbriciolato e altri elementi che vanno a coprire buona parte del corpo. In alcuni casi i riti sono anche sacrificali e si inscena per questo la fuoriuscita di sangue animale che, pizzicando una sacca intestinale, fa che il rito venga compiuto. Il percorso che si propone è dunque una mostra fotografica che porti a conoscenza queste usanze dei riti dell’abbondanza e della veemenza che, per certi versi, venivano probabilmente espressi anche nel resto d’Italia in quanto riti precristiani.

Inaugurazione: 6 aprile ore 17.

Orari di visita:  sabato e domenica 10:00/13:00 - 15:00/20:00
 
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